Come fai a saperlo?

Mercoledì 6 novembre appare questa frase sui vari media di informazione: «I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler». È un frase di Silvio Berlusconi, contenuta nel nuovo libro di Bruno Vespa  ed è la risposta alla domanda se è vero che i figli del Cavaliere abbiano espresso la richiesta di andare via dall’Italia. Con questa affermazione Berlusconi si riferisce a come lui e la sua famiglia stiano vivendo una certa situazione (cfr. per esempio articoli di Corriere.it, Repubblica.it, Adnkronos.com).

Al di là delle critiche e obiezioni che questa affermazione può sollevare, la prima domanda che mi sorge è: come fai a saperlo? Come fai a sapere che cosa hanno provato le famiglie ebree in Germania sotto il regime di Hitler? E come fanno i tuoi figli a saperlo? Che esperienza hai o hanno avuto i tuoi figli per sapere che cosa hanno provato gli ebrei che sono stati internati nei campi di concentramento? E poi, passando dalle generalizzazioni allo specifico, come fai a sapere cosa ha provato un padre di famiglia a cui sono stati sottratti i figli e la moglie e sono stati mandati nella camera a gas?

La domanda “come fai a saperlo?” ha una potenza straordinaria perché induce una persona a diventare consapevole delle propire convinzioni e a riconoscere su quali basi o criteri sono costruite.
Se ti chiedo: “come fai a sapere di essere bravo/a in un determinato ambito?”, tu vai a cercare nella tua mente quali sono i criteri in base ai quali stabilisci quando uno/a è bravo/a in quel determinato ambito. In altre parole vai a cercare cosa significa per te essere bravo/a.

Per esempio, sono bravo/a nello sport perché:
so allenarmi con costanza,
so motivarmi anche quando ho poca voglia,
so gestire la mia concentrazione durante una gara,
so dosare le mie forze durante uno sforzo prolungato,
vinco la maggior parte delle volte,
ho un talento naturale,
me l’ha detto qualcuno,
etc.

Immagine dal web

Questi sono solo alcuni criteri e ce ne sono moltissimi altri; ognuno di noi ha i suoi e in base a quali utilizza può avvantaggiarsi oppure mettersi i bastoni tra le ruote.
Ancora un esempio. Mario vuole imparare a ballare il tango argentino e secondo lui un bravo insegnante deve essere per forza argentino perché gli altri non comprendono il vero spirito di quel ballo (sua convinzione e punto di vista soggettivo). Comincia a cercare le scuole di tango che abbiano un insegnante argentino, l’unica che trova si trova a parecchi chilometri di distanza ed è molto costosa rispetto al budget che ha stabilito.
Se la sua convinzione è abbastanza forte e ha sufficiente motivazione, sceglierà comunque quella scuola e pagherà quanto deve senza battere ciglio. Se invece la convinzione o la motivazione di Mario non lo sostengono sufficientemente, potrebbe rinunciare, a meno che non prenda in considerazione qualche altro criterio per definire un buon insegnante di tango argentino. Come fa Mario a sapere che oltre ad essere argentino quell’insegnante è anche bravo ad insegnare? E’ paziente con gli allievi? Quanta esperienza ha nell’insegnamento? E’ conosciuto e noto per essere bravo ad insegnare? Mario deve limitarsi a cercare un insegnante argentino o può considerarne anche altri che siano bravi ad insegnare pur non essendo argentini?

Più domande ci poniamo e più siamo flessibili e utili a noi stessi.

Come fai a saperlo?” Usa spesso questa domanda. Esercitati a metterla nel tuo vocabolario quotidiano. Ponila agli altri e a te stesso/a, indaga e vai a fondo soprattutto quando ti confronti con convinzioni “forti” e che possono influire in maniera determinante sulle tue scelte e comportamenti.

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