Da dove guardi quello che guardi?

E’ un po’ diverso quassù, no? Eppure è lo stesso posto, non siamo andati da nessuna parte. Stiamo soltanto guardando le cose da un nuovo punto di vista“.

Il video è tratto dal film “Qualcosa di speciale” (regia di Brandon Camp, 2009). Poco più di un minuto per ricordarci che il mondo esterno, la realtà, è la proiezione del nostro mondo interiore.

La realtà esiste non in quanto fatto neutro ed oggettivo, ma in funzione di come noi la filtriamo attraverso le nostre esperienze, le nostre convinzioni, ciò che crediamo possa essere o non essere vero, accettabile o non accettabile.

Il nostro mondo lo facciamo noi. E di conseguenza siamo responsabili di come scegliamo di farlo questo nostro mondo. Siamo responsabili del punto di vista che scegliamo di avere e secondo il quale leggiamo ciò che accade là fuori.

Spesso, quando ci troviamo nei guai, a bloccarci è proprio il fatto che ci ritroviamo in un loop, siamo talmente dentro ad una situazione che non riusciamo a vedere “oltre il nostro naso”. Eppure basta guardare le cose da un diverso punto di vista per scorgere qualcosa che prima ci era sfuggito, un particolare che da solo può magari risolvere quella cosa che ci fa stare male.

Anche nei rapporti interpersonali, essere in grado di cambiare il proprio punto di vista può rivelarsi una risorsa preziosissima. Quando siamo disponibili ad assumere un punto di vista diverso dal nostro, diventiamo anche più flessibili e più efficaci nel comprendere una situazione. Cambiando la nostra posizione percettiva siamo in grado di ampliare la nostra veduta sugli eventi e quindi siamo in grado di gestirli più facilmente.

Eppure siamo poco abituati a farlo. Quante volte ci poniamo la domanda: se io fossi al suo posto, cosa farei? Se io mi trovassi nella sua situazione, come agirei?

Se ci concentriamo su chi ha ragione e chi ha torto, il nostro focus rimane proprio dove ci è meno utile. Il fatto è che ognuno di noi, dal suo punto di vista, ha ragione. Ed è proprio così semplice. Così come cambiare la nostra posizione percettiva è molto più semplice (e utile) che intestardirci a voler difendere una posizione che l’altro magari considera sbagliata.

Che cosa ci è utile nella nostra comunicazione? Che cosa ci ostacola? Spesso è semplicemente questione di quanti e quali punti di vista scegliamo di avere.

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