Gli iettatori

Totò. Lo iettatore.
Totò. Lo iettatore.

Venerdì 10 maggio aggiorno il mio stato su Facebook: “La mia vecchia bici ha un problema al freno anteriore, rimane tirato e tocca sulla ruota. Che fare? Compro una bici nuova? Compro un freno nuovo? La porto da un ciclista per farla sistemare? Studio la situazione, cassetta degli attrezzi alla mano…guardo bene come è fatto il freno e come è fissato al telaio e mi viene l’idea geniale! Risultato, con una semplice fascetta di plastica messa nel posto giusto il freno funziona! La lezione è: fai il meglio che puoi con quello che hai a disposizione e puoi raggiungere risultati incredibili!”

Una persona commenta così: “se la fascetta si spezza e ti inchiodi?“. Leggo il commento e la mia reazione è: tiè! E perché mai la fascetta dovrebbe spezzarsi?! Se si rompesse, la cosa più grave che potrebbe succedere sarebbe che il freno tornerebbe a toccare sulla ruota: pericolo = zero.

La maggior parte delle persone che conosco ha la tendenza a pensare in negativo; sembra aver fatto propria la famosa legge di Murphy, secondo la quale se qualcosa può andar male, lo farà. E poi ci sono quelle cose che sono “troppo belle per essere vere”.  Anche se non c’è un vero motivo per cui facciamo queste considerazioni, siamo abituati a farle, siamo abituati a chiederci perché mai dovremmo essere così fortunati da vivere proprio la vita che ci immaginiamo. Già, si tratta di un’abitudine, una cattiva abitudine che ci condiziona e ci impedisce di pianificare la vita che desideriamo. Se il futuro che ci aspetta è fatto di eventi sfortunati, di situazioni che non ci piacciono o vorremmo evitare, perché mai dovremmo prenderci la briga di pianificarli? Perché dovremmo pianificare i nostri fallimenti?

Eppure è proprio quello che facciamo. Il nostro modo di pensare e le azioni che facciamo di conseguenza sono proprio i mezzi attraverso i quali riusciamo a sabotare noi stessi, perché ci focalizziamo su ciò che potrebbe andare male. Cito Walt Disney: “se puoi sognarlo, puoi farlo”. Se puoi sognare, immaginare quanto sarai sfortunato o quanto altri saranno più fortunati e più felici di te, allora sei in grado di creare esattamente quelle situazioni che ti faranno sentire sfortunato ed infelice rispetto agli altri.

Se pensare in negativo è una cattiva abitudine, possiamo sostituirla con una buona abitudine: tutte le volte che ci ritroviamo a programmare la nostra sfortuna, a fare a noi stessi l’elenco di tutto ciò che potrebbe andare storto, aggiungiamo una semplice domanda. Cosa succederebbe se invece le cose andassero bene? E poi un’altra: cosa farei? E ancora: come mi sentirei? Come sarebbe l’espressione del mio viso? Cosa direi? Se diamo alla nostra mente un percorso alternativo, se diventiamo curiosi di scoprire cosa c’è su quell’altra strada allora diamo a noi stessi la possibilità di uscire dai vecchi schemi e di crearne di nuovi, più utili. E’ questione di esercitarci, di imparare una nuova abitudine, quella che ci fa programmare e costruire la vita che vogliamo vivere.

Un omaggio a Totò, un estratto dal film “Questa è la vita“, episodio: “La patente”, 1954, regia di Luigi Zampa.

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