I disoccupati e quelli che cercano un lavoro

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Io sono disoccupato“.

Affermazione che riscrivo così: “Non sono più Marco, Luca, Roberto… sono disoccupato, ecco chi sono e cosa sono“. Una condizione temporanea diventa una identità.

Ormai siamo abituati a sentire parlare di crisi e disoccupazione, magari conosciamo anche persone che sono senza lavoro o ci siamo passati noi stessi; un amico, un famigliare, tanti sconosciuti condividono la stessa situazione di difficoltà. La domanda è: cosa vogliamo farne di quella situazione di difficoltà? La risposta che diamo a questa domanda fa una grande differenza perché dichiariamo qual è il nostro atteggiamento e mettiamo in gioco le nostre risorse.

La prima risorsa è proprio l’atteggiamento. Possiamo decidere se calarci nel ruolo del disoccupato e farne la nostra identità oppure possiamo scatenare la nostra fantasia e la nostra creatività e “metterci al lavoro” per trovare un lavoro. La fantasia e la creatività sono una risorsa. Che cosa posso fare? Quali possibilità ci sono in questo momento? Quali e quanti lavori sono in grado di fare? Quali sono gli ambiti in cui si può inventare qualcosa di nuovo? Cosa posso inventare o creare io? La fantasia e la creatività le stimoliamo facendoci domande e mettendoci alla ricerca di risposte e soluzioni invece di continuare a ribadire a noi stessi che siamo disoccupati, che è un momento difficile e bla bla bla. La fantasia e la creatività sono quelle che anche se il lavoro non lo troviamo ci permettono di inventarlo!

La flessibilità, prima di tutto di pensiero, è una risorsa. Esprimo la mia personale convinzione che il mercato del lavoro in Italia è inadeguato e deve essere ridisegnato completamente. Nel 2013 sento ancora parlare di “posto fisso” e mi vengono in mente i vecchi film di Fantozzi: c’è stato un tempo in cui potevi iniziare la tua carriera in un posto di lavoro e lasciarlo solo nel momento in cui andavi in pensione. Oggi è impensabile, vista la velocità con cui circolano nuove idee e con cui cambiano le tecnologie e si evolve il mondo. La flessibilità sta anche nel considerare i lavori a tempo determinato come opportunità di crescita personale e professionale invece che come “tappabuchi” per le nostre finanze.

La formazione è una risorsa. Più competenze abbiamo e più siamo versatili; è fondamentale coltivare questa risorsa anche quando il lavoro ce l’abbiamo. Le competenze possiamo farle crescere anche in ambiti non strettamente legati alla nostra professione, possiamo diventare competenti su temi e materie che riguardano i nostri interessi e le nostre passioni. Possiamo dare libero sfogo alla nostra curiosità e diventare competenti su argomenti che oggi sono semplici hobby e domani potrebbero aprirci nuove strade professionali.

L’atteggiamento che decidiamo di avere può essere la nostra più grande risorsa oppure il nostro peggior nemico.

L’indignazione non è una risorsa. La protesta non è una risorsa. La cassa integrazione non è una risorsa.

Vogliamo farlo noi il “mercato del lavoro” oppure vogliamo subirlo, continuando ad incolpare la crisi e magari anche i Marziani? La decisione è nostra. Si può fare e la dimostrazione è che c’è sempre qualcuno capace di sognare e fare di quel sogno una risorsa per sé e per gli altri.

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  1. Ferruccio Monti ha detto:

    “Metterci al lavoro per trovare un lavoro”. Frase geniale di sicuro effetto psicologico sull’identità. A volte basta poco per iniziare un cambiamento.

    1. Denise Pisano ha detto:

      A volte basta credere che il cambiamento sia possibile. Se sai che è possibile cominci a cercare il modo per metterlo in pratica. Io credo che nessuno possa definirsi “disoccupato”, se non hai un lavoro, il tuo lavoro è proprio quello di trovalo o di crearlo!

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