Il bicchiere… tutto pieno!

brindisi-birra

7 febbraio 2013, esattamente un mese fa. Sono circa le 10:30, fuori c’è un bel sole e sto per fare il “colloquio di fine anno”. Ci troviamo in un piccolo centro della Svizzera Italiana, la sala riunioni si affaccia sul corridoio dello stabile e verso l’esterno attraverso due grandi vetrate; entro e trovo il mio capo ed il mio responsabile di settore, mi siedo, iniziamo.

Il 7 febbraio è una data importante, è la data del mio licenziamento. Mi dicono che il mio lavoro (la mia mansione) non è più adeguato alle esigenze dell’ufficio; mi dicono che hanno provato a riconvertirmi (?!), ma la cosa non ha funzionato perché non sono il tipo che accetta passivamente di essere spostato da un settore all’altro. Ascolto e reagisco: ho il controllo del mio stato. Mi dicono che l’azienda è in difficoltà, che il lavoro è calato e per questo devono fare dei tagli: va bene, sono la prima a dire che se la sopravvivenza di un’azienda dipende anche dal licenziamento di alcuni collaboratori, è lecito farlo, così si salva il posto di lavoro di tutti gli altri e superata la crisi si potranno assumere altre persone. Esco dalla sala riunioni dopo una buona mezz’ora, dopo aver dato al mio capo anche un paio di feedback su come migliorare il rapporto con i collaboratori.

Ho una strana sensazione, devo rendermi conto di cosa mi sta succedendo…devo gestire tutta questa libertà che all’improvviso si trova nelle mie mani. E’ una grande, enorme responsabilità.

Questo mese è volato e ho già fatto tanta strada sulla via della crescita, come persona e come coach. I corsi, lo studio, la pratica, ogni giorno un progresso; sono così entusiasta e piena di energia che mi domando come ho fatto a stare per tanti anni chiusa in ufficio a fare qualcosa che non mi appassionava. Quando siamo dentro alle situazioni, a volte facciamo fatica a vedere il cambiamento, poi succede qualcosa, è l’occasione che aspettavamo e tutto prende una piega diversa, nuova, all’improvviso non siamo più imprigionati in un piccolo stagno, tutto intorno a noi c’è il mare aperto e dobbiamo solo decidere la rotta da seguire per fare il giro del mondo!

Il mio ultimo giorno di lavoro, martedì 12 febbraio. Saluto i colleghi, alcuni sono molto calorosi e ne sono contenta. Il mio capo, quello che mi ha detto del licenziamento, è in vacanza; gli scrivo una mail, mi risponde che mi richiamerà visto che non abbiamo occasione di salutarci di persona. Oggi 7 marzo, quella chiamata non è ancora arrivata. L’altro capo e il direttore, vorrei salutare anche loro. Mando una mail a tutti i miei colleghi e alla direzione, qualcuno mi risponde, qualcun altro mi chiama. Loro, capo e direttore, niente.

Tutti noi abbiamo delle aspettative, siamo esseri umani; quando quello che ci aspettiamo non si verifica, ci sentiamo delusi. Dopo cinque anni e mezzo, un saluto mi avrebbe fatto piacere. Quando una persona mi dice che farà una cosa, mi aspetto che la faccia; quando dico che farò qualcosa mi sento in dovere di farla. Si tratta di essere coerenti, la coerenza è un valore. Dobbiamo impegnarci per essere coerenti perché le persone che vogliamo aiutare se lo aspettano da noi. E’ anche sulla coerenza che si fonda la fiducia.

Penso a dove stavo solo un mese fa e sorrido. La strada da fare è lunga e piena di sfide: sono abituata a vedere il bicchiere mezzo pieno e anzi a cercare il modo per riempirlo tutto quel bicchiere!

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  1. Denise Pisano ha detto:

    Sara, mi piace la tua domanda e mi da anche degli spunti! Ne faccio un post!

  2. sara ha detto:

    Ciao Denise,
    Molto intenso questo post!!
    Accidenti che botta il lavoro, ma che forza hai tirato fuori!!!
    ….ma mi chiedo, ti paga econonicamente giá cosí tanto da poterti permettere di non cercare un altro lavoro diciamo piú “sicuro”?
    Io al tuo posto sarei terrorizzata!!! Ah, quanta strada ho da fare ancora!!

  3. Francesco ha detto:

    Ciao Denise,
    Grande articolo questo… Io nella tua stessa situazione, non ci crederai ma anche io ho terminato il 12/2 con la mia azienda… Oggi?sto facendo qualcosa che mi piace da LIBERO PROFESSIONISTA (libertà di gestire la mia vita e professionismo!) e che mi permetta economicamente di “sopravvivere” e di pagarmi la formazione per diventare coach, la cosa che professionalmente voglio di più al mondo.
    Sono supportato in tutto questo da mia moglie (ogni giorno di più riscopro in lei una grande persona, questo per me è molto importante) e da professionisti pronti ad insegnarmi tutto quello che hanno appreso loro in anni di esperienze (in pratica sto modellando e modellando…) e io mi sento il professionista di me stesso, anche se alle prime armi e comunque sento dentro un potenziale inespresso che va animato.

    Le sensazioni che hai descritto in questo articolo le ho vissute tutte anche io e le ho rivissute nel momento in cui leggevo le tue parole.
    Pensando di essere professionalmente soddisfatto come dipendente (key account manager) negli ultimi 5 anni di lavoro, la settimana scorsa ho fatto la mia prima ruota della vita su me stesso; è scioccante quanto tra la ruota del passato e quella del presente non ci siano state variazioni in ambito professionale. La mia prima domanda è stata: ma in 5 anni cosa ho combinato per la mia professione?

    Questa domanda voglio farmela nuovamente vedendo nella prossima ruota del presente dei miglioramenti in questo campo, sento che è il percorso giusto per me e quello che sto facendo oggi è in fase di miglioramento giornaliero…

    Grazie per questa condivisione che fa capire quanto sia importante sentirsi bene e vedere il bicchiere pieno, colmo fino all’orlo!

  4. Riccardo Donato ha detto:

    Un “bel caso” di cambiamento venuto dall’esterno. Quanto ti ha aiutato il percorso che stai facendo a gestirlo emotivamente e di fatto? Penso tanto! Uno dei motivi per cui un coach può fare la differenza sta proprio nella capacità di gestione del cambiamento che si acquisisce e che si può trasferire per aiutare altre persone magari a corto di strumenti e di questi tempi di casi di cambiamento simili è purtroppo pieno il mondo…….!
    Riccardo

    1. Denise Pisano ha detto:

      Anche solo un anno fa mi sarei trovata in difficoltà, oggi sono consapevole della mia identità e delle mie risorse. Ho lavorato su me stessa per arrivarci e sto continuando a farlo, non ci sono limiti ai risultati che possiamo raggiungere. Ne sono fermamente convinta ed è la molla che mi spinge a mettermi a disposizione di altre persone che magari ora non hanno gli strumenti di cui hanno bisogno. Il primo di tutti è la consapevolezza, da lì parte il cambiamento.

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