Il pubblico, che paura!

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Una delle nostre paure più grandi è quella di parlare in pubblico, di trovarci davanti ad una platea di duecento persone e non sapere cosa dire. A dirla tutta, anche una platea di venti o dieci persone può rappresentare per noi un vero e proprio trauma se non sappiamo come affrontare la situazione. Che cosa succede dentro la nostra testa? E nella nostra pancia?

Quando siamo di fronte ad un pubblico ci preoccupiamo di come le altre persone ci vedono e il giudizio che potrebbero esprimere ci fa paura perché temiamo di non riuscire a esprimerci al meglio e di fare una brutta figura; cosa cambia se invece ci concentriamo su come vogliamo che si senta la nostra audience? L’audience è proprio la cosa più importante, dobbiamo chiederci chi abbiamo davanti e che cosa queste persone vogliono sentirsi dire. Bene, come possiamo coinvolgere chi ci ascolta? Noi siamo lì per loro, per quelle persone che ci ascoltano: dobbiamo essere con loro.

Cambiamo la nostra paura in curiosità: invece di concentrarci su noi stessi, su quanto ci sentiamo spaventati, su quanta ansia abbiamo, cominciamo a guardare il pubblico, a notare come le persone respirano al suono della nostra voce, cominciamo a notare gli sguardi e quali sono le reazioni a ciò che diciamo, a come lo diciamo. Fare un buon piano di azione è il modo migliore per dire tutto ciò che dobbiamo dire e dirlo in modo efficace, in modo che le persone si sentano coinvolte e possano apprendere il più possibile. Un buon punto di partenza è fare una cornice, inquadrare l’argomento di cui vogliamo parlare; una volta detto tutto ciò che dobbiamo dire, facciamo un riassunto che permetta alle persone di fare loro stesse un bilancio di ciò che hanno sentito e di fissare meglio ciò che per loro è più utile.

Cercare la complicità del pubblico, è questo che ho sperimentato al corso sul public speaking (Comunicare in pubblico con sicurezza ed efficacia usando la PNL); chi ci ascolta è nostro alleato, è lì insieme a noi a condividere un momento magico di scambio e di crescita. Se partiamo da questo presupposto non possiamo che sentirci privilegiati ad avere la possibilità e la capacità di parlare ad un pubblico. Anche noi a nostra volta siamo stati e saremo parte di un’audience: come possiamo utilizzare una differente prospettiva per migliorarci? Chi è di fronte a noi ci insegna sempre qualcosa, possiamo prendere ciò che ci piace e farlo nostro, possiamo modellare quelle caratteristiche e quegli atteggiamenti che sentiamo più vicini al nostro modo di esprimerci e non solo, possiamo sperimentare modi nuovi di comunicare! Imparare un modo di comunicare diverso dal nostro è come imparare una nuova lingua: possiamo diventare “poliglotti” e fare di ognuna di queste nuove lingue una lingua madre; con la pratica diventiamo maestri!

Richard Bandler: suggerimenti a chi ha paura di parlare in pubblico (inglese).

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