Il Troll e la valigia

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno e di scoprire che pur usando la stessa parola intendevate qualcosa di diverso?

Ti racconto una storia.

Un giorno, nella stazione ferroviaria di Vattelappesca, un ragazzo notò un signore distinto che si guardava intorno smarrito, come se cercasse qualcosa; si avvicinò e gli chiese se avesse bisogno di aiuto.
“Ho perso il Troll…” rispose il signore con aria preoccupata.
“Ha perso il troll…” ripeté il ragazzo con un sorrisetto malizioso. La frase gli ricordò che a Natale, sua nonna gli aveva regalato proprio un troll, visto che a lui piaceva tanto viaggiare.
Convinto che il signore cercasse la sua valigia, gli chiese qualche altra informazione.
“Di che colore è?”.
“Bianco! Insomma, un po’ scuro, ma bianco!”. Rispose l’uomo alquanto sorpreso dalla domanda; bene, pensò il ragazzo, dobbiamo cercare un troll bianco sporco. Prima di iniziare la ricerca, chiese ancora un’informazione.
“Ha qualcosa di particolare? Si riconosce facilmente?”.
“Diamine, è un Troll!” rispose l’uomo, ancora più stupito per la domanda.
Il ragazzo fece spallucce e cominciò a girare per la stazione alla ricerca del bagaglio smarrito. Dopo dieci minuti di inutili giri e rigiri cominciò a pensare che probabilmente quel signore se l’era dimenticato sul treno o chissà dove, o peggio era stato derubato. Smise di cercare il troll e cominciò a cercare l’uomo. Lo ritrovò dove l’aveva lasciato, ma non fece in tempo ad arrivargli vicino che quel signore distinto lo colse di sorpresa.
“L’ho trovato, è là” disse indicando un punto oltre le spalle del ragazzo.
Questi si voltò e a parte il via vai delle persone, notò solo un tizio basso, tarchiato e con un naso enorme.
“Dove?”
“Eccolo che arriva, era solo andato a comprare qualcosa da mangiare per il viaggio…”.
Il ragazzo sgranò gli occhi. Davanti a lui c’era veramente un Troll. Il tizio basso e tarchiato si avvicinò al signore e gli porse un sacchetto; a quel punto il ragazzo notò che aveva le orecchie a punta e due grossi denti aguzzi che spuntavano fino a metà guancia.
“Grazie per l’aiuto ragazzo, sei stato gentile”. Disse l’uomo e insieme al suo compagno di viaggio si avviò verso i binari.
“Prego…” rispose il ragazzo, ma quando le parole gli uscirono di bocca i due erano già lontani.

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Nella vita di tutti i giorni usiamo parole come “gioia”, “felicità”, “rispetto”, “onestà”… che esprimo concetti astratti. Se dico “felicità” e ti chiedo di dirmi cos’è per te, probabilmente la tua definizione sarà diversa dalla mia. Se chiedo a dieci persone di dirmi cos’è per loro la felicità, otterrò altre dieci definizioni diverse. Per esempio, cosa risponderesti alla domanda: “quando sei felice?”.

Ecco alcune risposte che ho ricevuto chiedendo a diverse persone.

  • Sono felice quando posso stare in famiglia e godermi i miei figli.
  • Sono felice quando vado in montagna.
  • Sono felice quando torno a casa dal lavoro e posso dedicarmi a me stesso.
  • Sono felice quando c’è il sole.
  • Sono felice quando ricevo un apprezzamento per il mio lavoro.

Dietro ad ognuna di queste risposte c’è una definizione di “felicità” ed è una definizione soggettiva. La stessa cosa vale per concetti come “gioia”, “rispetto”, “onestà”, “problema”, “stupidità”, “intelligenza”, “soddisfazione”, etc. Per esempio, a proposito di “puntualità”, quando facevo l’università e viaggiavo in treno (ex Ferrovie dello Stato), consideravo che fosse puntuale quando arrivavamo a destinazione con “solo” dieci minuti di ritardo.

Se vuoi comunicare in maniera più semplice ed evitare malintesi, impara a fare domande ai tuoi interlocutori. Ecco alcune domande utili.

  • Cosa intendi per…? Es. cosa intendi per “stupidità”?
  • Cosa significa per te…? Es. cosa significa per te essere onesto?
  • Cosa deve succedere per…? Es. cosa deve succedere perché tu sia soddisfatto di questo lavoro?
  • Come fai a sapere che…? Es. Come fai a sapere che una persona è intelligente?

Ricorda che ognuno ha la sua definizione di uno stesso concetto (“gioia”, “rispetto”, “onestà”, “problema”, “intelligenza”, …) ed ognuno, dal suo punto di vista, ha ragione. Evita di dare per scontato che gli altri la pensino come te solo perché usano la stessa parola che usi tu per indicare quel concetto. E soprattutto evita di considerare “sbagliate” le idee di qualcun altro perché sono diverse dalle tue.

Lo scopo della comunicazione è di comprenderci e di arricchirci a vicenda, non di difendere una posizione “per principio”.

E tu, come vuoi comunicare?

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