La paura di sbagliare

Ieri 1 maggio 2013 allenamento di parkour con Danilo (Ghost) [cfr. articolo Training con l’Allievo del Vento] e altri ragazzi che fanno parte del gruppo che si allena a Varese; sono i primi allenamenti dopo alcuni mesi di stop e devo riprendere confidenza sia con i movimenti che già conosco, sia con l’ambiente che invece per me è nuovo. Facciamo riscaldamento, un po’ di potenziamento e poi dei piccoli percorsi per allenarci sia sulla fluidità che sulla velocità; all’inizio i miei movimenti sono lenti e faccio molta attenzione all’esecuzione corretta, poi con la ripetizione li perfeziono e diventano più naturali. Mi muovo più velocemente e con maggior consapevolezza; la paura di sbagliare (e di farmi male) mi accompagna, ma è una paura “sana”, quella che ci fa essere attenti e concentrati e che ci impedisce di dare le cose per scontate. In generale, un passaggio semplice, se fatto con poca attenzione, può diventare una trappola e costringere noi “traceur” e “traceuses” (traceur in francese significa pallottola ed è il nome che alcuni dei fondatori, come David Belle, diedero al loro piccolo gruppo all’inizio della loro avventura) a “star fermi” anche per settimane; star fermi significa perdere forma fisica e mentale che poi siamo costretti a recuperare.

È un lavoro costante e coordinato di mente e corpo e tutto deve funzionare alla perfezione.

Mentre l’allenamento prosegue arriva la pioggia e ci spostiamo in un altro “spot” (il luogo dove ci si allena); cambia l’ambiente e cambiano le sfide: una serie di “panettoni” è l’ideale per esercitarmi sui “precision jump” (salti di precisione). Le distanze e le prospettive cambiano ed in base ad esse cambia anche la mia convinzione di farcela o non farcela; troppo distante, troppo alto, c’è un ostacolo che mi disturba. Osservo, mi sposto, cambio punto di vista, provo il salto: “se riesco a vedere il movimento, allora riesco a farlo” mi dice Ghost, è il suo metodo e ci provo anch’io, non sono convinta e alla fine lascio perdere, ci tornerò un’altra volta.

Nel coaching come nel parkour le nostre sensazioni sono fondamentali. La consapevolezza che possiamo sbagliare non deve frenarci, ma deve servirci da bussola e aiutarci ad orientare i nostri comportamenti con il cliente: perdere il rapport equivale a farci male, il recupero presuppone sempre un lavoro che in sostanza ci rallenta e ci toglie efficacia.
Per essere efficaci dobbiamo essere in grado di valutare se la tecnica di coaching che vogliamo utilizzare è adatta alla situazione e nel caso che non lo sia dobbiamo essere capaci di tornare sui nostri passi mantenendo sempre il focus sulle reazioni della persona.
Acquisendo esperienza diventiamo bravi a padroneggiare le tecniche e ad “improvvisare”, il massimo del risultato lo otteniamo quando siamo guidati da quella “sana” paura di sbagliare che ci mantiene vigili e flessibili.

300px-Le_Parkour_-_Saut_de_Précision

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *