Nobody can move the way that you do

Ottobre 2011, scopro il parkour.
Ecco una delle possibili definizioni di cosa è il parkour (da Wikipedia): il parkour (paʁ.’kuʁ), abbreviato in PK, è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ‘90. Consiste nel superare qualsiasi genere di ostacolo, all’interno di un percorso, adattando il proprio corpo all’ambiente circostante. […] I primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento furono “arte dello spostamento” (art du déplacement) e “percorso” (parcours).

Il parkour è una filosofia di vita, è il porsi un obbiettivo e lavorare con la mente e con il corpo per raggiungerlo. E’ mettersi in gioco per superare l’ostacolo, non per aggiralo. E’ quello che facciamo nel coaching.

Vogliamo aiutare le persone a tirare fuori il meglio di sé, le loro risorse; dobbiamo partire da noi stessi, il coach per prima cosa lavora su se stesso. Siamo consapevoli della nostra identità e del ruolo che vogliamo avere? Abbiamo la capacità di gestire il nostro stato, di ascoltare attivamente, di fare domande di qualità? Siamo capaci di mettere da parte le nostre convinzioni, la nostra mappa del mondo per concentrarci completamente sulla persona che vogliamo aiutare?

L’allenamento costante ci porta a diventare abili, è con l’allenamento che raggiungiamo la maestria. Con la pratica giorno per giorno, spostiamo piano piano il nostro limite sempre più in là e diventiamo davvero efficaci. Praticando il parkour ho imparato a vedere l’ostacolo dal punto di vista di come si può superarlo nella maniera più sicura ed efficace, ho imparato che la paura si gestisce, ho imparato che per fare proprio un movimento lo si ripete tante volte finché non diventa famigliare. Ho imparato che i limiti che abbiamo sono quelli che noi stessi ci poniamo.

Nobody can move the way that you do. Ognuno di noi è unico, ha il suo modo di essere coach, possiamo prendere ispirazione dai nostri trainer, da un mentore; alla fine siamo sempre noi a decidere come vogliamo essere coach.

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