Pronti per fare

400448744_640

Vedo tante persone che leggono un libro dopo l’altro e frequentano un corso dopo l’altro, aspettando il momento in cui “saranno pronti”.
Non lo saranno mai.

Sei pronto adesso. Adesso è il momento. Perché senza pratica, senza le porte in faccia, gli errori e le sonore lezioni che la vita t’impartisce, saprai un sacco di cose ma non saprai farne nessuna.

Quindi, se hai deciso di andare, vai.

Come dice il mentore di Batman al suo illustre allievo… “l’addestramento è niente. La volontà è tutto: la volontà di agire”.

Prendo spunto dal pensiero di Paolo Borzacchiello (qui sopra).

Il coaching per me è al 99% PNL.

Se vogliamo aiutare una persona dobbiamo instaurare con lei un rapporto di fiducia, un ponte di comunicazione, in altre parole dobbiamo creare rapport: dobbiamo dimostrare a quella persona che comprendiamo il suo mondo e possiamo esserle utili. Utilizziamo strumenti di PNL, ricalco e guida.

Nel coaching utilizziamo dei modelli, per esempio il G.R.O.W. (Goals Reality Options Who-What-When): Goals sono gli obbiettivi e come facciamo a definire con esattezza qual è l’obbiettivo che vogliamo raggiungere? Con le domande, quelle domande di qualità che vanno nel profondo, che ci permettono di rendere quell’obbiettivo ben formato, in modo che diventi reale e non rimanga solo un’intenzione o un bel sogno. Come facciamo a stabilire cosa fare, come e quando per raggiungere l’obbiettivo? Quali risorse abbiamo? Sempre con le domande, le domande di qualità sono strumenti di PNL

Lavoriamo insieme alla persona per estrarre i suoi valori, per definire le sue priorità, per smontare le convinzioni che la limitano, per aiutarla a trovare le sue risorse…e come lo facciamo? Utilizzando gli strumenti della PNL.

Per me fare pratica di coaching è in primis fare pratica di PNL: il mio cervello è settato di default sulla “modalità PNL”. Ne ho fatto uno stile di vita, è un modo di guardare a me stessa e al mondo, fa parte della mia identità; è normale per me pensare “piennellisticamente”. Sono convinta che ognuno di noi, che voglia diventare coach di se stesso o voglia farne una professione, debba settare la propria mente in modo che la pratica entri nel DNA. Pratica quotidiana, fatta con chiunque e in qualunque situazione, fosse anche solo un “esercizio” sulla gestione del nostro stato, quando siamo in mezzo al traffico e ci prende il nervoso. Il bello della PNL e della pratica sta proprio nel fatto che non ci sono limiti e anche una semplice conversazione con uno sconosciuto diventa occasione per migliorare noi stessi, per arricchire la mappa dell’altro ed anche la nostra perché è sempre uno scambio.

Non c’è un interruttore che ci faccia passare da una modalità PNL ad una modalità non PNL e se vogliamo essere coach non possiamo calarci nel ruolo a comando; dobbiamo essere coach ventiquattrore su ventiquattro. Per questo parlo di identità (essere coach) e di comportamenti (fare il coach), l’una o l’altra situazione implicano un impegno diverso ed è solo con la pratica costante che il coach può costruire solidamente la sua identità.

Questa è ovviamente la  mia convinzione, sta di fatto che qualsiasi cosa faccia (anche scrivere un sms!) io la faccio tenendo ben presenti alcuni principi fondamentali:

  • dobbiamo “essere forti per essere utili”: motto coniato da Georges Hébert, le cui teorie sull’allenamento fisico stanno alla base del “metodo naturale” su cui si fonda il parkour (cfr. articolo “Nobody can move the way that you do“). Forti significa abili nell’utilizzo degli strumenti che abbiamo appreso ai corsi e che devono essere perfettamente padroneggiati perché siano efficaci, prima di tutto su noi stessi;
  • il risultato della tua comunicazione è dato dalla risposta che ottieni: il focus è sull’interlocutore, non sono gli altri che capiscono male, siamo noi che dobbiamo essere bravi e flessibili nel trasmettere esattamente ciò che vogliamo comunicare;
  • la più grande risorsa dell’essere umano è il suo pensiero: il nostro pensiero è l’unica cosa che possiamo controllare al 100%, dobbiamo scegliere i pensieri che ci sono utili, che ci fanno crescere e stare bene. Imparare a pensare ciò che vogliamo pensare è frutto di allenamento e pratica continui.

Se la pratica fa parte di noi, del nostro essere, siamo sempre pronti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *