Shit happens…

cacca-arale

Riparto dal commento di Sara al post “Il bicchiere… tutto pieno!” del 7 marzo.

Ciao Denise,
Molto intenso questo post!!
Accidenti che botta il lavoro, ma che forza hai tirato fuori!!!
….ma mi chiedo, ti paga economicamente giá cosí tanto da poterti permettere di non cercare un altro lavoro diciamo piú “sicuro”?
Io al tuo posto sarei terrorizzata!!! Ah, quanta strada ho da fare ancora!!

Come dicono gli Americani (o forse gli Inglesi o entrambi)… la merda capita! E capita a prescindere da quello che ci piace o non ci piace, da quanto siamo o non siamo preparati ad affrontare una situazione. Io la vedo così, che me ne preoccupi o meno, il fatto è che le persone per cui lavoravo hanno deciso di licenziarmi e non si sono poste il problema di cosa avrei fatto dopo. Perché dovrei pormelo io quel problema? Tutti noi abbiamo un grande potere che è quello di poter scegliere in ogni momento e in ogni situazione il nostro atteggiamento. Possiamo considerare la merda che ci capita come un problema o come un’opportunità ed io scelgo la seconda opzione. Sono convinta che questo è l’atteggiamento più utile per me, come ho scritto nel primo post di questo blog (26 febbraio), il mio obiettivo è essere un coach, non fare il coach. Non è un semplice lavoro, è la mia mission personale e voglio avere tutte le carte in regola secondo i miei criteri, so che sono capace di essere davvero utile, efficace, di fare la differenza e voglio che questa diventi la mia professione.

Esperienze come quella di un licenziamento sono una palestra formidabile e se sappiamo farne tesoro diventano una base solidissima su cui costruire la nostra professionalità come coach; quanto è facile gestire una situazione quando siamo fuori dalla zona di comfort? E’ la stessa cosa prendere una decisione quando non abbiamo niente da perdere oppure quando abbiamo tutto da perdere? Dipende sempre da noi, da come scegliamo il nostro atteggiamento.

Virginia Satir dice: l’istinto più forte per l’essere umano, in generale, è restare attaccato a ciò che conosce. Il cambiamento, l’ignoto fa paura. Per me funziona al contrario, il cambiamento è uno stimolo. In questo momento mi sento euforica, il mio cervello viaggia più veloce della luce, il mio focus è su tutte le possibilità che ho adesso e che prima non avevo. E’ una libertà enorme che ha anche bisogno di essere gestita.

In questo momento non sto guadagnando, quindi devo gestire il budget che ho a disposizione nel migliore dei modi; non sono al verde e secondo le mie previsioni dovrei cavarmela. Se così non fosse, al momento opportuno me ne preoccuperò e troverò una soluzione. Se un “lavoro più sicuro” mi impedisce di raggiungere il mio obbiettivo, allora non mi interessa, ho già dedicato tempo sufficiente a fare qualcos’altro.

Il mio obbiettivo è chiaro e anche come raggiungerlo è chiaro. Come posso aiutare altre persone a raggiungere i loro obbiettivi se non sono coerente io per prima? Non basta dire agli altri cosa devono fare, noi coach dobbiamo essere un esempio.

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  1. sara ha detto:

    Magnifico!!!! Brava Denise!!!

    Ho letto il tu cv, ma non dice come sia nata questa missione..quando? Come? Anche io sento dentro di me che potrei essere un aiuto per gli altri, ma pretendo cosí tanta coerenza da me stessa che quando vedo che non riesco ad aderire all’idea che ho di una determinata cosa allora mollo tutto.
    È che nella mia vita ho incontrato tanti finti guro, finti maestri, finti santoni che poi si contraddicevano nella loro quotidianitá piú banale. Che delusione.
    Tu in che modo sei coach e non fai il coach? So che é una domandona e la risposta puó solo essere “in progress”..ma spero tu abbia capito il significato profondo.

    1. Denise Pisano ha detto:

      Essere coach ha a che fare con l’identità, io sono. Fare il coach ha a che fare con i comportamenti, io faccio.
      Pensa alla favola di Cappuccetto Rosso, il lupo travestito da nonna.
      Lupo = identità.
      Nonna = comportamento.
      Quando pensi di essere con un cliente, che domanda ti fai? “Come posso essere utile a questa persona?” oppure “quanto posso guadagnarci? “. Per me essere coach significa avere il cervello impostato di default su “come posso essere utile”, con chiunque mi trovo, cliente o non cliente. Sono un piccolo coach, quando sbaglio uso il feedback per migliorarmi e vado avanti per raggiungere il mio obbiettivo.
      Ci sono anche persone che si improvvisano coach, proprio per questo parlo di identità e di comportamenti. Io ho scoperto la PNL per caso, all’inizio volevo solo essere utile ai miei cari, non so dirti quando di preciso ho deciso di diventare coach professionista. Quello che c’è sul blog non è un curriculum, ma un profilo perché voglio che chi mi legge sappia chi sono, senza equivoci.

    2. Denise Pisano ha detto:

      Aggiungo ancora una cosa. Anche la coerenza è frutto di costanza e allenamento, ci capiterà tante volte di essere incoerenti, bene, quelli sono dei feedback. Antonella Rizzuto al corso “Life coach al lavoro” ci ha riportato questa frase (non so chi l’abbia detta a lei): 《visto che puoi arrenderti in ogni momento, perché farlo adesso?》 Possiamo prendere quei feedback per confermare a noi stessi che tanto non saremo mai coerenti, oppure possiamo usarli per migliorare. È una scelta.

    3. sara ha detto:

      Mi piace tantissimo quello che scrivi!! Mi sei di grande inspirazione!!! Grazie!! 🙂

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