Tre storie

Ecco il video del discorso che Steve Jobs tenne ai neolaureati dell’Università di Stanford, il 12 giugno 2005. Un discorso che è il racconto di tre storie.

La prima storia: “… non è possibile unire i puntini guardando avanti, potete unirli solo guardandovi indietro. Così dovete avere fiducia che in qualche modo nel futuro, i puntini si potranno unire“. Unire i puntini ha a che fare con le nostre scelte, con le vie che decidiamo di percorrere o di non percorrere. Non sappiamo dove ci porteranno i nostri passi a distanza di anni, ma se diamo una direzione alla nostra vita e seguiamo quella direzione, tutto ci tornerà utile. Di volta in volta sapremo raggiungere i risultati che ricerchiamo con la consapevolezza di essere aperti e pronti a ricevere il meglio che possiamo desiderare per noi stessi.

La seconda storia: “… ero stato respinto, ma ero ancora innamorato e per questo decisi di ricominciare da capo“. Forse non ci sarà capitato di essere licenziati dall’azienda che noi stessi abbiamo fondato, ma è possibile che qualche battuta d’arresto l’abbiamo subita. Qualcosa che non dipende da noi, su cui non abbiamo potere, una decisione di qualcun’altro che mette in discussione il nostro presente ed il nostro futuro. Un licenziamento, la fine di una relazione o di un matrimonio, un incidente…un evento che arriva a sconvolgerci con il suo carico di incertezza e a volte di ansia e paura. E proprio quell’evento potrebbe essere la migliore occasione della nostra vita. Se facciamo in modo che lo sia. A volte ricominciare da capo è la più grande occasione che ci possa capitare perchè ci permette di tracciare una nuova strada, una nuova direzione e di trovare quello che amiamo. Se continuiamo a cercare e non ci accontentiamo.

La terza storia: “… ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore. […] Il vostro tempo è limitato per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun’altroabbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione, in qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare“. Se ci abituiamo a pensare che abbiamo niente da perdere e tutto da sperimentare, conoscere, vivere, sbagliare, cambiare, condividere…se ci abituiamo a pensare a noi stessi come a dei viaggiatori e alla nostra vita come a un meraviglioso repertorio di esperienze e di incontri, allora siamo pronti per esplorare, per agire. Sono le nostre azioni che fanno la differenza. Le azioni che scegliamo di fare e quelle che scegliamo di non fare. Le azioni sono lo strumento per seguire il nostro cuore e le nostre intuizioni; sono le azioni che ci mantengono affamati e folli.

E restare affamati e folli è una di quelle scelte che spettano solo a noi, oltre alle parole della semplice citazione, oltre alle “migliori intenzioni” che restano tali. E’ vero che nessuno di noi è Steve Jobs, ma è altrettanto vero che ognuno di noi può costruire la sua “Apple personale” fatta su misura secondo la sua identità, i suoi sogni, le sue aspirazioni, la sua determinazione. Avere fede nel futuro e fiducia nella nostre intuizioni dipende da noi, che si tratti di fare un esame all’università o un colloquio di lavoro, di dichiararci alla persona che ci piace o di trasferirci all’estero per iniziare una nuova vita. E’ tutto nelle nostre mani.

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