Una storia di… focus!

Changeling (2008), regia di Clint Eastwood.

Los Angeles, marzo 1928. Il piccolo Walter Collins scompare dalla casa in cui vive con la madre Christine Collins; è un sabato, la donna va al lavoro e al suo ritorno scopre che il figlio non c’è, lo cerca, chiama la Polizia che solo il giorno successivo comincia ad occuparsi del caso. Dopo cinque mesi di ricerche il bambino viene ritrovato sano e salvo, la Polizia si occupa di riportarlo alla madre, ma quel bambino non è Walter. Christine denuncia subito che c’è un errore, che il piccolo non è suo figlio e chiede che la Polizia continui le ricerche: si sconta con un muro insormontabile (“perchè dovremmo cercare qualcuno che abbiamo già trovato?”), con giustificazioni assurde (“è normale che il bambino sia cambiato dopo cinque mesi di separazione”), si mette contro la Polizia e finisce per essere internata in manicomio. Accade un fatto che cambia completamente la situazione, si scopre che qualcuno ha rapito e ucciso una ventina di bambini e i loro resti sono sepolti in un ranch abbandonato; a raccontare tutto è un ragazzo che avrebbe aiutato l’assassino nei rapimenti e nell’occultamento dei cadaveri. Tra quei bambini ci sarebbe anche Walter Collins. Christine esce dal manicomio, grazie anche all’appoggio del reverendo Gustav Briegleb, che attraverso un famoso avvocato la aiuta a fare causa alla Polizia.

Si tratta di una storia che viene dalla realtà, Christine Collins deve lottare contro qualcosa che è più grande e più potente di lei. Il dolore e l’angoscia per la scomparasa del figlio; una istituzione, la Polizia di Los Angeles, che dovrebbe aiutarla e proteggere lei e suo figlio e invece cerca di schiacciarla perchè messa sotto accusa per la sua inefficienza e brutalità. Christine non si arrende, non ha importanza quanto possa essere forte e potente il nemico, continua la sua battaglia: il suo focus è su Walter. Lo dice chiaramente al reverendo che la esorta a mettere in difficoltà la Polizia: “io rivoglio solo mio figlio”.

A volte ci capita di trovarci in difficoltà, non sappiamo cosa fare perchè non sappiamo più dove stiamo andando. Perdiamo di vista l’obbiettivo e lasciamo che le difficoltà e gli imprevisti ci distolgano dalla nostra meta; allora dobbiamo essere allenati a ricordare a noi stessi dov’è il nostro focus. Quanto è importante per noi l’obbiettivo che vogliamo raggiungere, che sia la guarigione da una malattia, un avanzamento di carriera, la vittoria alla maratone di New York. Più ce lo ricordiamo, più diventa un’abitudine e più diventa facile restare focalizzati; più siamo focalizzati più siamo efficaci. Sto facendo molta pratica anche su questo, scrivo quali sono i miei abbiettivi, quelli grandi e quelli intermedi, scrivo per focalizzarmi ancora di più su ciò che voglio realizzare. Scrivere impegna il cervello e anche la mano che fisicamente deve tenere la penna e farla scorrere sul foglio, è un momento creativo, diventa potente nel momento in cui mettiamo nero su bianco e ci prendiamo l’impegno.

Invito voi che mi leggete a guardare il film e a tornare qui con i vostri feedback: convinzioni e atteggiamento di Christine? Convinzioni e atteggiamento del capo della Polizia? Linguistica?

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  1. Paola ha detto:

    Grazie Denis per condividere ciò che scrivi.
    Per me il Focus in questo momento è Energia allo stato puro.

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